venerdì 27 aprile 2018

De Italicae Migratione

Como che fue, che la juventude emigrossi a settentrione de lo continente per travagliare, in A.D. MCCCLVII

...et lo ringratiamento va al circulum Bel-Ami, che si sorbisce irenico, il favellare meo! 

Miriamo juventude, migrar a lidi nordici,
son biologi, ingegneri, anco metalmeccanici.

La «fuga de’ li cefali», italicum flagello,
espulse su in Olanda, jovine sì bello.

Mestiere rimediotte, quel maschio di Crotone,
magion sì dignitosa et anco magno amore.

«Che mi raggiunga mamma, m’ammiri sistemato;
presento mea metà, che ier mi son sposato!»

Lo viaggiator piccione, portò novella bona,

la mater calabresa, sortitte all’ora nona.

Lei su lo carro, oniricò la nuora bionda,
mentre sfornava bimbi, a frotte como l’onda.

Et quando tosto junse, a casa di suo figlio,
avea fila di pacchi, longa almeno un miglio.

Di ’ndujam portotte, appena cento libbre:
usava l’alimento, per far calar la febbre.

Mille peperoncini, conserve di passata;
sottolium, cefalcollum et trenta kilogram di soppressata.

«Indove stace? Orsu! Consorte ingravidata?
Portala meco, ch’ho raccomandatio sì accurata!»

«Oh mater, non stai pe’ diventare nonna...
nommessere!
 L’amore meo est in uffizio e torna all’imbrunire»

«Allora, mentr’aspetto tua madonna, principio
l’ispetione,
voglio notar se nibelunga, mestiera la magion cum
deditione.

Se onora cum respecto, lo figliolo meo,
se a li fornelli est, Giulietta schiava de lo suo Romeo»

Et fu’ cosine, che dopo longo tempo di rassegna,
madama decretò: “ordine et pulitia, quine ovunque
regna!”

«Ordunquo filii! Describis barbarica tua donna,
se abe pantalonibus, o pur se ‘ndossa gonna.

Se verdi ha l’oculari bulbi, se tien capelli d’oro,
se appen diviene mater, lo lascerà ‘l lavoro»

Lo maschio calabreso, cum espressione cupa,
appropinquò la mater, a mettersi seduta.

Per dirle che ‘l suo amore, avea la derma scura,
veniva da Cartagine, cum riccia acconciatura.

E prim che a la tapina, venisse una paresi,
ch’avea la forza fisica, de’ camalli genovesi.

Le disvelò poi ‘l nome, che non portava i tacchi,

m’avea maravigliosi, longhi et lucidi…
MUSTACCHI!


verso libero anasosillabico in rima baciata
© Copyright 2018 - Fabrizio Manili‎

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